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Attualità martedì 28 aprile 2020 ore 08:45

La rabbia di acconciatori e estetisti aretini

Elisa Lelli, titolare della Piccola Bottega Estetica

Raccolte alcune testimonianze in città e provincia. Delusione, sconforto e amarezza per l'incertezza sulle norme e per la poca chiarezza dello Stato



AREZZO — "Ci state uccidendo". Questo è il grido di protesta che sia alza tra operatori del comparto relativo alla cura della persona.

All'indomani dell'annuncio di Conte sulle riaperture, abbiamo sentito alcuni pareri di parrucchieri e estetisti aretini che non nascondono la loro rabbia.

Rossano di Ciocco è il titolare de "Il Barbiere". Un'attiva storica che da decenni si dedica al taglio di capelli e barba in via Giotto.
"Quanto ha dichiarato Conte è inaccettabile. Così discriminano un'intera categoria e impediscono il benessere anche psicologico delle persone che vengono da noi per sentirsi bene con il proprio aspetto". Rossano, inoltre, sottolinea come si era attivato in previsione della ripartenza, acquistando tutto il materiale per sanificare e garantire sicurezza al cliente. "In questi giorni ci eravamo già attrezzati con asciugamani monouso, sterilizzatori per forbici e pettini, guanti e mascherine. Cosa dobbiamo fare ancora?". Lo storico barbiere si dichiara disposto a mettere in pratica tutte le misure di sicurezza necessarie, compresa la completa sanificazione delle postazioni dopo ogni cliente. "Fateci ripartire altrimenti ci ammazzate. Il nostro lavoro si svolge per la quasi totalità con il cliente rivolto di spalle, quindi, non abbiamo un contatto diretto con bocca o naso. Il viso lo tocchiamo solo per tagliare la barba e se il problema è questo vorrà dire che per il momento non la faremo, ma fateci riaprire". 

Delusa e arrabbiata è Serena Poggesi che, insieme alla socia Alessandra Paoletti, gestisce il negozio Extrò di Montevarchi.
"Noi parrucchieri ci sentiamo completamente abbandonati dallo Stato. Riaprire il 1 giugno è un'ingiustizia - afferma Serena Poggesi. "Una caratteristica propria dell'attività è tenere il negozio sempre pulito e igienizzato ma sembra che allo Stato questo particolare sfugga." La contitolare di Extrò ricorda anche come sia "umiliante", soprattutto per una donna,  doversi recare al lavoro con una ricrescita di svariati centimetri e non capisce il motivo di questa eccessiva penalizzazione nei confronti del comparto dei parrucchieri. "Abbiamo mascherine, visiere, guanti, lavoriamo sulla testa delle clienti e sterilizziamo sempre tutto". Inoltre Serena è delusa dallo Stato che fino ad ora non ha fatto niente di quanto promesso. "La Cassa integrazione alle dipendenti non è stata erogata, dei famosi 25mila euro nemmeno a parlarne e non abbiamo neppure ricevuto i 600 euro dall'Inps.  Così non si può più andare avanti".

Anche per gli estetisti questo è un momento di rabbia, sconforto e delusione.
"Personalmente mi sento abbandonata. - afferma Elisa Lelli, titolare della Piccola Bottega Estetica - Il problema è che spesso, i politici non hanno minimamente idea di quello che è esattamente il lavoro dell'estetista. Queste persone non sono in grado di dare linee guida perseguibili e tantomeno efficaci. Per noi la sicurezza è sempre stata una priorità, adesso ancor di più. Adottiamo tutte le disposizioni necessarie per tutelare personale e clienti.

Nel settore dell'estetica si dovrebbero seguire le regole valide per gli operatori socio-sanitari.  Per adesso solo tanta confusione, incertezza e molta preoccupazione".

Insomma, acconciatori e estetisti sono esausti e disperati. Le spese corrono, i fornitori devono essere pagati ma ancora i negozi non possono riaprire. Da due mesi mancano le entrate, i dipendenti sono in Cassa integrazione ma i soldi dallo Stato non arrivano.
Il settore soffre e pretende risposte che, al momento, il governo pare non saper dare.



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