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Attualità venerdì 17 giugno 2016 ore 18:00

Patto tra Confesercenti e Comitato Acqua pubblica

Obiettivo: confrontarsi sull'aumento delle tariffe che stanno creando problemi a tanti esercenti. "Dobbiamo responsabilizzare i sindaci"



AREZZO — Confesercenti ha incontrato il Comitato Acqua Pubblica per confrontarsi sull’aumento delle tariffe disposto da Nuove Acque. Una decisione che sta preoccupando le imprese e le famiglie che si sono viste impennare del 20% le bollette. 

Mario Checcaglini direttore di Confesercenti ha incontrato Gianfranco Morini presidente del Comitato Acqua Pubblica dopo aver già attaccato gli aumenti tariffari. “Un incontro utile e costruttivo – ha dichiarato il direttore Checcaglini - per esaminare la possibilità di una collaborazione tra il comitato che da tempo ‘sorveglia’ l’attività del sistema di organizzazione dell’acqua della provincia di Arezzo e Confesercenti, che ha raccolto le lamentele di molto commercianti preoccupati dagli aumenti delle tariffe e del picco registrato nelle bollette”. 

“A tutti - spiega il direttore di Confesercenti - sta a cuore che il contenimento e la riduzione del costo dell’acqua. Arezzo e il sistema idrico toscano hanno tariffe tra le più alte d'Italia. L'aumento registrato ad Arezzo dall’osservatorio prezzi e tariffe di Città Attiva tra il 2014 e il 2015 è stato del 7,9 % e si aggiunge al + 62% che si è registrato dal 2007 fino al 2013. Quindi una media di rincaro annuo del 10% circa. Inarrestabile se consideriamo che tra il 2015 e il 2016 già annotiamo un aumento del 20%. Ci domandiamo dove arriveremo di questo passo”. Una situazione preoccupante.

“Si consideri – puntualizza Checcaglini - che il costo medio ad Arezzo è di 591 euro (numero utenti/ricavi da tariffe). Lo stesso a Milano è di 140 euro, a Varese di 198 euro e a Imperia di 212 euro. La conclusione è che c’è troppa differenza di costo. E questo è ingiustificato e pone Arezzo tra le prima dieci città in Italia per maggior costo dell'acqua. E la situazione è ancor più preoccupante se si considera che tra le prime dieci città d’Italia ben sette sono toscane, a dimostrazione che qualcosa non funziona nel sistema di organizzazione della distribuzione dell'acqua”. Afferma Checcaglini : “La situazione per gli utenti è insopportabile”. Il Comitato presieduto da Gianfranco Morini da anni si dedica al fenomeno preoccupandosi dei cittadini; Confesercenti adesso sostiene le ragioni degli imprenditori preoccupati dall’esplosione delle bollette. 

Ad esempio per i ristoranti e i bar che hanno un consumo elevato, i costi sono lievitati a tal punto da far divenire rilevante il costo dell’acqua nel bilancio dell’azienda”. “C’è la volontà di Confesercenti – ha dichiarato Checcaglini rivolgendosi a Morini – di stringere un patto di consultazione tra la nostra associazione e il Comitato. È importante uno scambio di informazioni in modo da capire insieme cosa abbia portato a questi aumenti e per evitare che in futuro si ripetano. Confesercenti riconosce l'impegno del Comitato Acqua Pubblica, storicamente impegnato ad accendere i riflettori sulla questione acqua e a sensibilizzare l'opinione pubblica. Un impegno lodevole che vale a Morini anche una grande e qualificata conoscenza storica intorno al nostro sistema idrico che parte dal lontano 1998”. 

E l’incontro è stato l’occasione per condividere un concetto fondamentale. “Abbiamo condiviso – conferma Checcaglini – che per frenare gli aumenti c’è bisogno di responsabilizzare i sindaci che siedono in Ato e in Ait. Le decisioni da loro assunte sul sistema tariffario hanno necessità di maggior trasparenza. Ciò significa che prima di approvare gli aumenti i sindaci devono confrontarsi con i cittadini e con il sistema di rappresentanza sociale. C’è bisogno di un maggiore confronto: la scelta sulle tariffe necessita di una discussione che coinvolga l’opinione pubblica. E sopratutto occorre attivare un confronto alla pari tra chi propone maggiori costi per la distribuzione e quindi aumenti tariffari e chi verifica che questi siano necessari e non possa essere intrapresa una strada diversa”.


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