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Attualità venerdì 12 marzo 2021 ore 12:40

"Si sta meglio a scuola", la protesta ai Portici

Dalle mamme ancora la richiesta di andare oltre la dad. Il piccolo Orlando che frequenta la prima elementare ci ha raccontato le sue sensazioni



AREZZO — I Portici di via Roma questa mattina sono stati tappezzati da striscioni, fogli appesi alle imponenti colonne con, impresso sopra a pennerello, il no alla didattica a distanza. E la richiesta di trovare soluzioni. Ma non c'erano solo i manifesti. C'erano anche i genitori ed i bambini che, appoggiati su piccoli tavolini e seduti sulle sedie, mascherina addosso e distanziati, hanno seguito le lezioni proprio da lì, da uno dei luoghi simbolo del centro cittadino.

Abbiamo parlato con le mamme e i babbi che hanno manifestato le difficoltà a gestire una situazione che ormai va avanti, tra aperture e chiusure, da almeno un anno. Della loro intenzione di dar voce ai più piccoli, che di voce, ai piani alti dove si prendono le decisioni, non ne hanno. 

Ci siamo confrontati anche con il piccolo Orlando, che fa la prima elementare. E questa mattina, cuffie alle orecchie e penna in mano, dal suo banco, in una location di certo particolare, ha seguito le maestre. Coloro che, come ha spiegato ai nostri microfoni, gli mancano di più, insieme ai compagni di classe. Perché, ci ha detto ancora e con decisione "si sta meglio a scuola".

La manifestazione è stata organizzata da "Priorità alla scuola Arezzo", che aveva anche inviato una lettera al sindaco Ghinelli per informarlo del "sit in". L'obiettivo era proprio quello di "dimostrare che nessuno può fare a meno della scuola". Ed è stato deciso per questo di "scendere in strada perché le nostre case non solo la scuola".

Secondo il gruppo di genitori, questa esperienza di dodici mesi ha dimostrato che bambini e ragazzi, non solo i più piccoli, "si vedano i dati recenti della Federazione Degli Studenti", non sono in grado di gestire la didattica a distanza né da un punto di vista organizzativo né emotivo, e questo ha un impatto enorme sulle famiglie.

E come hanno concluso la lettera al primo cittadino e ribadito anche questa mattina "vaccinare una categoria e poi lasciarla a casa, (insegnanti e personale docente e non, ndr) mentre altre – non contemplate tra le priorità del piano vaccinale – continuano a lavorare a continuo contatto con la collettività costituirebbe un atto incomprensibile e sconcertante". 

Claudia Martini
© Riproduzione riservata


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