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Attualità martedì 25 gennaio 2022 ore 17:00

Tamponi, due anni in trincea per i sanitari Asl

Fino ad oggi sono stati eseguiti circa 540mila test in provincia di Arezzo. Ecco come si svolge il lavoro di medici, infermieri e operatori



AREZZO — Due anni di vita passati a eseguire test alle persone attraverso un finestrino dell'auto

Questo è ciò che stanno facendo tanti medici, infermieri oss della Asl Toscana sud est. Sì perché i tamponi sono la cartina tornasole per scoprire la positività al Coronavirus  e così, quotidianamente, viene garantito il servizio tanto utile alla collettività.

Come spiega Antonio D'Urso, direttore generale Asl Tse, in meno di due anni nelle postazioni della Asl sono stati effettuati circa 1, 3 milioni di tamponi molecolari. Di questi ben 540mila solo nella provincia di Arezzo.

"Dietro a questa enorme mole di lavoro ci sono medici, infermieri e oss che senza sosta hanno assistito migliaia di persone tutti i giorni in tutte le stagioni con ogni tempo.
Se oggi riusciamo ad andare al cinema a teatro, a lavorare, a frequentare le palestre ed i ristoranti, lo dobbiamo in primo luogo a questi professionisti della salute (medici, infermieri, oss) che senza sosta hanno tracciato il virus nei drive though assistendo tutti senza distinzione - afferma Antonio D'Urso.
Per la nostra azienda è stato ed è un impegno enorme, ma fortemente voluto e sostenuto con convinzione.  Credo che, adesso che stiamo vedendo la luce in fondo al tunnel di questa pandemia, dobbiamo tutti riflettere e dare merito a queste donne e uomini che mai si sono fermati".

Il direttore generale Asl si sofferma sull'efficacia del sistema "Drive Through” che ha permesso di individuare e capire come il virus si muove ed evolve.
"Oggi le modalità sono molto cambiate e con i test antigenici vi sono più possibilità, ma il tampone molecolare e la possibilità di effettuarlo tempestivamente e in sicurezza rimane il fondamento del controllo della diffusione del virus” - ribadisce Antonio D'Urso

“Tutto è cominciato nel marzo 2020 - racconta Valerio Marescotti infermiere e coordinatore di un team che opera in Valdarno. Dalle normali sei ore giornaliere nei distretti cominciammo a fare straordinari, lavorando fino a 12 ore al giorno, eseguendo i tamponi domiciliari a pazienti sintomatici e agli ospiti delle Rsa. 

Anche il rapporto con i cittadini è profondamente cambiato. Nel primo lockdown le persone ci vedevano come eroi coraggiosi della prima linea, dopo due anni il rapporto con i cittadini è cambiato, adesso ci chiedono soprattutto 'quando tutto questo finirà'.
L'esperienza che mi piace ricordare è quella sotto la neve, forse perchè è anche recente. Dopo tanto lavorare ai drive, tra freddo e caldo, vedere la neve cadere ha avuto un effetto liberatorio e di bellezza estrema, come se il mondo ci dicesse: siete vivi e la vita continuerà”.

Anche Lorenza Bani, giovane infermiera di 20 anni, racconta la sua esperienza passata ad eseguire test dietro un finestrino dell'auto.
"Sono trascorsi solo due dall'inizio pandemia, ma alle volte mi sembra di vivere questa situazione da un tempo infinto.  Oggi, durante una sessione di drive through, siamo in grado di eseguire fino a 400 tamponi.
Abbiamo imparato a lavorare in sintonia e velocemente, nonostante un 'vestiario' ingombrante. Una cosa che in questi due anni di lavoro mi ha colpito è che al drive si nota ancora di più l'alternarsi delle stagioni. 

É senza dubbio un lavoro faticoso, ma credo che la passione per questa professione, ti faccia fare sempre un passo avanti e mai uno indietro. In quei pochi minuti, dal momento in cui si abbassa il finestrino dell'auto, fino al termine dell'esame, c'è tutta l'esperienza maturata, la professionalità e l'orgoglio di sanitari. Nelle nostre giornate abbiamo incontrato l'Italia che aveva paura ed era incerta, come quella che invece della tessera sanitaria, ti mostra il libretto di circolazione, o quella dei bambini coraggiosi, che arrivano accompagnati da bambole ed orsetti, o quella dei più timorosi che alla fine ti regalano un disegno.
Non ci siamo tirati mai indietro, sia che fossero persone felici perché non avevano sintomi, sia che fossero in ansia perchè febbricitanti. Il nostro ruolo è sempre andato oltre il semplice gesto tecnico o sanitario.
In questi anni mi è capitato varie volte di consolare chi piangeva per la perdita per covid di un familiare, di aiutare chi aveva perso la dentiera dentro l'auto, ma anche di fare forza alle mamme che si presentavano con un neonato. Abbiamo coccolato i cani di chi non si era fidato a lasciarli a casa e sostenuto chi ci ha raccontato di aver perso il lavoro o la propria attività.”

Manila Casucci è un OSS del distretto di San Giovanni Valdarno, impegnata spesso nel drive through di Montalto.
“La mia esperienza sul territorio inizia a maggio 2021, fino ad allora lavoravo presso l'ospedale del Valdarno nel reparto di medicina interna. Ho incontrato tante persone contagiate e non. Certo ci sono stati anche momenti duri e persone irrispettose e scortesi ma la stragrande maggioranza è stata quella di cittadini che in noi hanno trovato delle risposte, un conforto e ci hanno regalato anche un sorriso senza farci sentire solo dei meri esecutori di tamponi”.


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