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martedì 27 ottobre 2020

PENSIERI DELLA DOMENICA — il Blog di Libero Venturi

Libero Venturi

Libero Venturi è un pensionato del pubblico impiego, con trascorsi istituzionali, che non ha trovato niente di meglio che mettersi a scrivere anche lui, infoltendo la fitta schiera degli scrittori -o sedicenti tali- a scapito di quella, sparuta, dei lettori. Toscano, valderopiteco e pontederese, cerca in qualche modo, anche se inutilmente, di ingannare il cazzo di tempo che sembra non passare mai, ma alla fine manca, nonché la vita, gli altri e, in fondo, anche se stesso.

​Il grande vuoto

di Libero Venturi - domenica 21 giugno 2020 ore 07:30

Un amico che mi è caro, mi canzona. Mi dice macché partito, non c’è più un partito! E forse avrebbe voluto dire “il” partito. Ma quale? Non si sa più. Nemmeno lui lo sa, in fondo. E me lo dice così, sapendo che io frequento ancora un partito della sinistra -o presunta tale- e non dirò quale, ma si sa. È che un po’ di ragione ce l’ha, quel mio amico, accidenti a lui! Quel partito a volte è come l’isola che non c’è. Che tutti noi sognatori vorremmo ci fosse. Covid permettendo cominceremo a riunirci di nuovo. Distanziati e con mascherina. Non credo rischieremo il contagio da assembramento. Da questo punto di vista siamo un partito piuttosto sicuro. Tuttalpiù potremmo fare un flash mob in sezione, anche se siamo poco mob e per niente flash. Che poi siamo sempre i soliti: non minoritari, ma pochi. Impegnati, ma non partecipati. Insieme, ma non uniti. Un partito invece dovrebbe servire a quello che serve una società civile, essendocene anche una incivile: a unire le persone divise, ascoltare e saper rispondere. Perché ascoltare i discorsi di uomini e donne/ non sapendo rispondere, è poca allegria”.

Magari è vera una cosa: che oggi alcuni argomenti di destra sono diventati di sinistra. E viceversa. A volte anche troppo. Mercato e Stato, ad esempio, per l’uno e l’altro dei quali sono maturati una diversa consapevolezza e un nuovo limite. Uguaglianza rivendicata alla partenza, ma non necessariamente all’arrivo, in onore al merito, altro esempio. Ma tutto ciò viene visto o come dissacratamente nuovo o come irrimediabilmente vecchio. Non passa come un’evoluzione positiva della politica del ‘900 verso il terzo millennio. E forse un’evoluzione non è, anche se per me è suggestivo pensarlo. “Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra”, cantava Giorgio Gaber che mi è sempre stato antipatico. Questa possibile evoluzione è interpretata piuttosto come incertezza, confusione identitaria, trasformismo in cui affonda il giudizio dei più. Così il tutto sedimenta in una politica non maggiormente educata e rispettosa, ma più gridata e ingiuriosa. In realtà destra e sinistra si distinguono e si polarizzano ancora, intorno a tradizionali giudizi e nuove basi. La solidarietà, il neo fascismo, il razzismo, l’Europa, distinguono gli schieramenti. E queste necessarie scelte di campo e di orientamento politico, nei movimenti populisti come i 5 Stelle, che nell’immediato si basano sul consenso indifferenziato e indifferente di destra e sinistra, alla lunga peseranno, creando inevitabili fratture. E nemmeno tanto alla lunga.

Alla fine c’è come un grande vuoto intorno a noi. Un vuoto che dovremmo riempire. Ma non possiamo, chi per vecchiaia, chi per stanchezza, chi per incapacità. Chi perché non è il suo ruolo e chi per leggerezza, che andrebbe anche bene, se non fosse superficialità, almeno secondo Calvino. Ma se invece fosse presunzione sarebbe peggio. Così non ci riusciamo. E non ci riusciremo mai a riempirlo quel vuoto, perché forse è dentro di noi, come la bestia di Giorgio Caproni: Fermi! Tanto non farete mai centro. La Bestia che cercate voi, voi ci siete dentro”. È in noi. Siamo noi quel grande vuoto. Politico, sociale, esistenziale. Il fatto è che cambiano i tempi e cambiano le modalità, caro Libero. Mi dicono. Rispondo: non tutto ciò che cambia viene per il meglio, né per il peggio, è solo quello che viene. La storia prende spesso abbagli, per non parlare del presente e perfino del futuro. Ma si capisce che è una difesa d’ufficio.

È stato recentemente rinvenuto un frammento negli scavi intorno al tempio ionico dedicato alla dea Artemide, situato nella città di Efeso, nell’attuale Turchia, a circa 50 km dalla città di Smirne. Per le sue enormi dimensioni e la ricchezza delle decorazioni, fu considerato una delle sette meraviglie del mondo antico, ma ne rimangono oggi solo minimi resti. Il frammento poetico è probabilmente appartenente alla scuola di Eraclito. Questa la traduzione.

Tutto è movimento intorno a noi. Ogni movimento è cambiamento. A volte procede lineare, a volte cresce in senso circolare, si avvolge su se stesso. Talora decresce e si svolge al tempo stesso. Il tempo stesso invecchia e si rinnova. Ogni cosa, ogni natura, niente è dato per sempre e sempre dura. Tutto muta, si trasforma. Niente è, se non nel divenire e cambiar forma. Tutto è relativo, niente è assoluto, vero per sempre, per sempre rivelato.”

Bello e, sopratutto, estremante attuale, eppure risale al 500 circa avanti Cristo. Duemilacinquecento anni fa. Per dire di ciò che va e viene, che cambia e che torna nel corso del tempo. Che ci precede e che procede.

A proposito di storia, che non vorrei disturbare con queste fesserie, assistiamo all’indignazione che stanno provocando nel mondo le uccisioni di uomini di colore da parte di poliziotti statunitensi violenti. Inadeguati come il loro Presidente. Con il movimento Black Lives Matter si è giustamente riaperta la lotta contro il razzismo, in gran parte del mondo e nel nostro paese. Anche a Pontedera ci sono state manifestazioni antirazziste in Piazza Stazione e in Centro. Si sono ricordati Idy Diene il nostro concittadino senegalese ucciso a Firenze nel 2018 da un fiorentino in un gesto di follia non certo esente da motivi razziali e Samb Modou e Diop Mor, i due senegalesi uccisi nel 2011 da un neofascista frequentatore di CasaPound. Sono stati stigmatizzati il capolarato, le morti di raccoglitori neri nelle campagne del Sud e condannate tutte le manifestazioni di violenza e di odio, anche quelle, ricorrenti, di antisemitismo e i rigurgiti neofascisti. La storia sembra non essere maestra di vita e crescendo s’impara un bel niente. È proprio questo è il problema. La storia non va certo presa a saldo così come è venuta. Bisognerebbe scegliere e farne tesoro, studiarla. E studiarla vuol dire anche contestualizzare le cose, i tempi, i personaggi.

Pure i movimentisti radicali, che abbattono statue, dovrebbero farlo. Scegliere. È giusto abbattere statue di negrieri, anche se con i soldi della tratta degli schiavi avessero fatto del bene. Anzi, ancora più giusto. Quel bene forse sarà valso a risollevare le loro anime a fronte del male fatto, ma non giustifica certo l’erezione di un monumento. Churchill, invece non si tocca! Al di là di sue posizioni, se non era per lui oggi avremmo statue erette ad Hitler e al suo compare Mussolini, in tutta Europa e nel mondo. E si sarebbero affermate le più spietate e sordide delle dittature, le uniche basate sul concetto assurdo della supremazia razziale. E anche Cristoforo Colombo, perché abbattere i monumenti a lui dedicati!? È vero che scoprì l’America che magari si sarebbe scoperta anche da sé, perché ci stavano già i nativi, che oltretutto si chiamarono per sempre indiani perché lui credeva di essere approdato in India e le Americhe non le aveva calcolate. Ma appunto per questo: era un’esploratore che dette avvio al nuovo mondo. Bisognerebbe prendersela allora ben di più con i regnanti spagnoli e portoghesi di allora per le stragi nell’America del Sud e con i paesi europei da cui provenivano avventurieri e cowboy alla conquista della nuova frontiera, per lo sterminio dei nativi pellerossa dell’America del Nord. E, a ritroso, bisognerebbe condannare, nell’ordine, la Chiesa, il Sacro Romano Impero, quasi tutti gli imperatori romani, forse ad eccezione di Adriano che per gli schiavi dispose leggi più umane. E dovremmo abbattere il Colosseo, dove combattevano schiavi e gladiatori. E perfino applicare la damnatio memoriae per il greco Pericle, quello della democrazia, perché gli schiavi ad Atene li avevano e non li facevano votare. Per non parlare dei Quattro Mori di Livorno. Ciò che però va ricordato è che la deportazione dei nativi africani e la loro riduzione in schiavitù è durata secoli con il beneplacito delle nazioni progredite e timorate di Dio. Che certo disapprovava. E che è una vergogna di cui ci siamo liberati solo da poco più di un secolo. Come è una vergogna il razzismo di cui ancora non ci siamo liberati del tutto.

E Montanelli? Indro Montanelli ha sempre fatto discutere. Volontario nelle colonie dell’Italia fascista fece cose orribili di cui mai si è pentito. Dal fascismo, si dissociò e rischiò la fucilazione per il suo antifascismo di destra. Fu a volte opportunista, a volte intransigente. Sicuramente intelligente. L’intelligenza essendo una dote sopravvalutata in questo paese, spesso arbitrariamente associata all’arguzia e al cinismo. Anticomunista viscerale, è stato contiguo a personaggi eversivi, pur senza abbracciarne la causa. Un democratico, talora borderline. Non si è turato il naso solo per votare DC. Lo ha fatto anche a sinistra e a destra. Indipendente, ma non dalla sua origine destrorsa. Fu gambizzato dalle BR. Quanto al monumento, che lo abbiano imbrattato -che non si fa!- ci ha costretto a riandare ad un tempo passato con cui mai abbiamo fatto i conti fino in fondo. Nemmeno Montanelli. La sposa bambina, un’abissina dodicenne comprata dal padre compiacente per 350 lire e un tucul, poi ceduta ad un altro gerarca e successivamente maritata con un militare eritreo. Il nostro Ozmo, street artist pontederese, le ha dipinto su un muro di Milano un monumento ideale. Si chiamava “madamato”, in seguito proibito dalle leggi razziali non perché immorale, ma per non inquinare la razza e limitare le infezioni veneree. E come non rievocare la strage di 449 cristiani copti nel monastero di Debra Libanos ad opera del macellaio Graziani? Chissà se c’è una strada intestata al ricordo pietoso di quell’eccidio. Strade dedicate a caporioni fascisti ce ne sono, eccome. Montanelli, anarchico di destra, anticonformista dissacrante e sarcastico com’era, capace una statua non l’avrebbe nemmeno voluta. Né a Milano, né a Fucecchio. Ma rimuoverla no. Mai. Ci ricorda un grande giornalista. E un grande vuoto. Buona domenica e buona fortuna.

Libero Venturi

Pontedera, 21 Giugno 2020

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“Ascoltare i discorsi di uomini e donne...” è Cesare Pavese: la poesia Antenati”, dalla raccolta Lavorare stanca” del 1936. La poesia citata di Giorgio Caproni è da “Il conte di Kevenhüller”, 1986. Il tempio di Artemide ad Efeso esiste, ma il frammento citato della scuola di Eraclito no. È un falso, me lo sono inventato. Però non è male. Torna con il pensiero filosofico del “panta rei”. Scusate. A volte scrivere mi prende la mano. Mi diverte perfino.

Libero Venturi

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