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Attualità venerdì 08 gennaio 2021 ore 12:35

​Calcit: “Il nuovo Hospice rilanci la sanità”

Per il comitato va costruito ex novo o adeguando le palazzine di proprietà della ASL che si trovano dietro il centro oncologico al San Donato



AREZZO — Il nuovo Hospice. Una questione che tiene banco da settimane e mesi e sulla quale, pur con idee e proposte diverse, forze politiche e associazioni si sono espresse con un minimo comune denominatore: la necessità di risolvere con la massima celerità il problema, realizzandone uno nuovo che possa sopperire alle mancanze di questo periodo.

A scendere in campo è questa volta il Calcit, direttamente interessato dall'evoluzione della vicenda. Il primo Hospice di Arezzo era infatti stato realizzato nella palazzina del comitato, grazie alla collaborazione fattiva ed economica di tanti cittadini. Nel corso degli anni aveva ricevuto il riconoscimento di tutti per la qualità dell'assistenza e la cura dei locali. La struttura occupava oltre 600 metri quadri, con sei spazi dedicati ai pazienti ed altri riservati ai loro familiari ed ai servizi.

“Il nuovo Hospice dovrà essere la prima pietra per il rilancio post Covid della Sanità pubblica aretina ed essere un impegno di tutta la città”. E' questo, in sintesi, il pensiero che il Calcit esprime sulla questione. Ma il comitato rilancia, puntando a una struttura completamente nuova: “Non si può partire dalla ricerca di un immobile che sia adatto, ma dovrà esserne pensato, progettato e costruito uno nuovo, che soddisfi i criteri richiesti e sia adeguato a far trascorrere 'quel tempo' in un ambiente familiare ed intimo insieme ai propri cari”.

Per il Calcit, l'Hospice deve essere un luogo di quiete ed il più vicino possibile all'Ospedale, perchè gli ospiti possano usufruire velocemente dei servizi che in tanti momenti occorrono. “Pensiamo che debba essere costruito ex novo o adeguando immobili di proprietà pubblica dell'azienda sanitaria che si trovano dietro al Centro Oncologico Calcit. Nell’insieme sono oltre 4mila metri quadrati”.

Prescindere dalla valutazione di questa ipotesi e andare alla ricerca di altre soluzioni, secondo il comitato, significa girare intorno al problema, perdere ulteriore tempo prezioso e lasciare un degrado inaccettabile a ridosso della struttura sanitaria pubblica.


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