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Attualità giovedì 06 aprile 2023 ore 19:10

Nuovo supermercato, ad Arezzo non tutti dicono sì

Foto archivio

Confesercenti e Confcommercio storcono il naso sul progetto per via del Gavardello. Ed hanno scritto al sindaco Ghinelli e all'assessore Lucherini



AREZZO — Rammaricati dal fatto che la riqualificazione delle aree ex produttive ad Arezzo sembri dover passare solo e soltanto dal cambio di destinazione d’uso. Con questo stato d'animo Confesercenti e Confcommercio hanno scritto al sindaco Alessandro Ghinelli e all'assessore all'urbanistica Francesca Lucherini per esprimere le perplessità relative all'arrivo in città di una nuova realtà commerciale, seppur di medie dimensioni, in un momento caratterizzato da una già alta concorrenza nel settore e da un forte calo dei consumi.

“Abbiamo appreso dagli organi di informazione - scrivono la direttrice di Confesercenti Arezzo Valeria Alvisi e la direttrice aggiunta di Confcommercio Arezzo-Firenze Catiuscia Fei - che l’amministrazione comunale avrebbe approvato il piano di recupero del fabbricato in via del Gavardello, consentendone il cambio di destinazione d’uso da produttivo a commerciale, con contestuale variante al piano operativo”.

A breve pare quindi che sorgerà una nuova realtà commerciale di medie dimensioni (1.500 mq di vendita) in un’area peraltro già densamente servita da tali strutture (Unicoop, Eurospin, Gala, Dpiù, Todis, Pam, Conad, solo per citare quelli nelle vicinanze) e in un momento storico in cui la spesa per i consumi alimentari sta calando vertiginosamente anche nei volumi.

“Siamo consapevoli - si legge nella lettera inviata al Comune - che l’amministrazione comunale non abbia alcun obbligo di legge a confrontarsi con le associazioni di categoria prima di prendere tali decisioni, riteniamo tuttavia che tale confronto avrebbe potuto fornire validi elementi di riflessione in merito alla sostenibilità sociale ed economica di un progetto del genere. Ci dispiace, invece, constatare che l’amministrazione abbia perseguito la riqualificazione di un’area ex produttiva ricorrendo al cambio di destinazione d’uso, che a nostro parere ha già più volte dimostrato i suoi limiti, senza prendere in considerazione progettualità più innovative, sostenibili e, auspicabilmente, foriere di nuove funzioni e servizi per i cittadini aretini”.


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