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Attualità venerdì 20 novembre 2020 ore 13:14

Confcommercio "minaccia" lo sciopero fiscale

Franco Marinoni e Anna Lapini

Una forma di protesta e non di elusione o evasione delle tasse. Ecco come gli aretini Lapini e Marinoni intendono manifestare contro il governo



AREZZO — Gli imprenditori del terziario verso lo sciopero fiscale. La presidente di Confcommercio Toscana Anna Lapini ha scritto al presidente della confederazione nazionale del terziario Carlo Sangalli per comunicare che 50mila imprese toscane non pagheranno più tasse e imposte. Una forma di protesta per tanti motivi, ultimo dei quali uno che supera e comprende tutti gli altri: "le nostre aziende non hanno più risorse e preferiamo continuare a pagare prioritariamente dipendenti e fornitori rispetto ad uno Stato che non comprende, anzi calpesta, le nostre ragioni di esistere” - spiega la presidente Anna Lapini.

Diciamo subito che si tratta di una forma di protesta e non è un modo per eludere o evadere le tasse. L'associazione dei Commercianti non ci sta più a farsi trattare dal sistema statale come dei "bancomat senza tutela né rispetto".

Prima dell’era Covid, solo in Toscana le imprese di commercio, turismo e servizi (214mila sul totale di oltre 410mila) garantivano il 75% del Pil (77 miliardi di euro) e il 64% dell’occupazione con 718mila lavoratori impiegati (dati Format Research per Confcommercio Toscana). In dieci anni, dal 2010 al 2019, erano cresciute nel complesso del +4%, contro le performance negative di agricoltura e industria. Poi, nel 2020, il brusco stop imposto dalla pandemia, che già ha portato i consumi indietro di trenta anni (in Toscana si sono perduti 2.700 euro a testa, secondo le stime Confcommercio) e che ora rischia di compromettere l’esistenza di un intero sistema imprenditoriale. 

“Noi che abbiamo chiesto sempre e soltanto di poter lavorare al servizio dei nostri clienti e delle nostre città, ci troviamo oggi nell’impossibilità di farlo per motivi non certo imputabili a nostre responsabilità. Ma mentre ci è di fatto impedito, per legge, di lavorare e quindi di fatturare e di incassare, chi ci governa non si è preoccupato di fermare i costi delle nostre aziende, che invece continuano a correre” - afferma Anna Lapini. 

La presidente di Confcommercio, poi, focalizza l'attenzione su come il governo non abbia concesso la sospensione della contribuzione fiscale e di come siano state adottate disparità di trattamento all'interno della categoria che continua ad essere la più penalizzata.

"È mai possibile che, solo per fare alcuni esempi, i centri commerciali e la grande distribuzione possano trattare la vendita di prodotti che a noi non è consentito vendere, i commercianti su aree pubbliche non siano autorizzati a vendere, per esempio, fiori o calzature per bambini, mentre invece lo sia concesso alle analoghe attività a posto fisso?”.

Confcommercio Toscana, quindi alza la voce e annuncia una battaglia volta a impedire "il progetto di liquidazione di un intero settore economico, quello del commercio al dettaglio".

Franco Marinoni, direttore Confcommercio Toscana, annuncia azioni eclatanti di protesta e preannuncia lo Sciopero Fiscale. Marinoni sottolinea l’assoluta liceità dell’iniziativa che coinvolgerà 50mila imprese toscane del terziario. “Certamente non si potranno sottrarre al pagamento delle ritenute né a quello dell’imposta Iva (anche se tanti imprenditori, avendo merce acquistata ma ancora invenduta in negozi e magazzini, di fatto sono a credito), ma neppure, nel caso di quei pochi alberghi che hanno lavorato, dell’imposta di soggiorno, perché si tratta di un credito che l’azienda riscuote per conto del proprio Comune”, chiarisce Marinoni. “Possono però dichiarare lo sciopero fiscale per una lunga serie di altre tasse e imposte, da Irap e Ires a Imu, bollo auto e tassa sugli immobili”. “Si tratta di una azione di protesta collettiva che rientra nell’ambito dei diritti di cui agli articoli 18 (diritto di libera associazione) 21 (diritto di libera manifestazione di pensiero), 39 ( diritto di libera organizzazione sindacale) 40 (diritto di sciopero) della Costituzione della Repubblica Italiana”, ribadisce Marinoni, “non dimentichiamo che, sempre in base alla nostra Costituzione, sarebbe compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

I legali ai quali si è rivolta Confcommercio Toscana hanno così elencato le tasse e imposte che possono essere oggetto di “sciopero fiscale”, avvertendo però che l’ente creditore del tributo non riscosso potrà comunque pretenderne il pagamento e comminare le relative sanzioni:

  • Imposta regionale sulle attività produttive (Irap),
  • Imposte sul reddito delle società (Ires)
  • Maggiorazione IRES Società di comodo
  • Imposta per l’adeguamento dei principi contabili (Ias)
  • Imposta sostitutiva per la rivalutazione dei beni d’impresa
  • Tassa annuale sui registri contabili
  • Imposta sostitutiva imprenditori e lavoratori autonomi regime di vantaggio e regime forfetario agevolato
  • Contributo Ambientale Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi)
  • Imposte e dazi doganali
  • Tassa di iscrizione agli Albi professionali o all’abilitazione dell’esercizio professionali
  • Addizionale comunale sui diritti d’imbarco di passeggeri sulle aeromobili Imposta sulle riserve matematiche di assicurazione
  • Tasse sulle persone fisiche
  • Imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef)
  • Tasse sull’istruzione Canoni su telecomunicazioni e Rai Tv
  • Imposte su giochi e lotterie
  • Imposte sui consumi di prodotti particolari
  • Tasse su auto e trasporti
  • Bollo auto
  • Imposte sui premi RC auto
  • Tasse e accise sulla benzina
  • Imposta provinciale di trascrizione (IPT)
  • Addizionale erariale tassa automobilistica per auto di potenza sup 185 kw
  • Tasse sulla casa e immobili
  • Imposta municipale propria (Imu)
  • Tributo per i servizi indivisibili (TASI)
  • Tassa smaltimento rifiuti (TARI)
  • Tasse sul consumo energetico.

Se sul fronte dei tributi una mano alle imprese potrebbe arrivare dalle Amministrazioni Comunali: in virtù dell’Art. 1 Commi 796 e 797 della Legge 27.12.2019 n. 160 (Legge di bilancio 2020), infatti, i Comuni in quanto esattori dei tributi locali possono, su richiesta del debitore, applicare una dilazione di pagamento fino ad un massimo di 72 rate mensili. Dilazione che può essere poi ulteriormente rateizzata per altri 72 mesi, per un totale quindi di 144 mesi. Abbastanza per dare un po’ di respiro a chi versa in condizioni economiche precarie.



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