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venerdì 30 ottobre 2020

TURBATIVE — il Blog di Franco Bonciani

Franco Bonciani

Franco Bonciani, fiorentino, uomo di sport in generale e piscinaro in particolare. Con uno sguardo attento e scanzonato su quello che gli succede attorno

Coronavirus, vade a un metro - la spesa

di Franco Bonciani - lunedì 16 marzo 2020 ore 11:54

All’inizio era il caos: orde di gente in preda al panico, supermercati presi d’assalto scaffali vuoti, in particolare quelli di pasta (tranne le penne lisce) e farina.

C’è chi ha speso migliaia d’euro in un colpo solo nemmeno dovesse isolarsi in un bunker antiatomico per dieci anni. Persone che mentre in ufficio o in palestra misuravano istericamente i centimetri che li separavano dal prossimo, nel centro commerciale si azzuffavano per l’ultimo vassoio di carne macinata sul banco frigo, sgomitavano per una scatoletta di tonno, si accalcavano alla cassa: pare che al supermercato il coronavirus non girasse.

Dopo il secondo e terzo messaggio urbi et orbi di Giuseppe Conte, gli appelli di Amadeus e Fiorello e qualche hashtag sui social la gente ha iniziato a capire come fare. Negozi e grande distribuzione avevano preso le misure, imposto distanze e percorsi, meno gente all’interno degli esercizi, tutti rigorosamente a un metro (abbondante) dal prossimo.

Tutti in coda, ordinata e senza prendere il numero, che è la vera grande novità di questi giorni in Italia. Una signora attrezzatissima spruzza un disinfettante sul maniglione, si disinfetta la mani con il gel, indossa i guanti: è pronta per combattere anche virus marziani. Code di due o trecento metri, serpentoni nei parcheggi sotterranei per arrivare alla scala mobile ed accedere, dopo robuste attese, agli scaffali.

Adesso ti fanno entrare un po’ alla volta, c’è quello che controlla gli accessi a livello parcheggio, quello che controlla al cancellino d’ingresso, mascherati. Provo a salutarli ed augurargli buona giornata, solo quello al cancellino, di colore, mi sorride con gli occhi ringraziando, all’altro gli girano come se fosse arrivato secondo al Palio di Siena quando ha vinto la contrada nemica.

Dentro non c’è più ressa, si sta larghi, e negli scaffali non manca nulla: la carestia ci risparmierà. Ma devi stare attento che ci sia sempre quel metro fra te e il prossimo, gli dai la precedenza nell’uscire da un corridoio, addirittura trattieni il respiro quando lo incroci guardando dall’altra parte. Ogni sociopatico che si rispetti gode come un riccio in questi giorni.

Adesso non si scappa, si indossano i guanti al reparto frutta e verdura, il problema è quando con quei guanti devi riuscire ad aprire i sacchetti per infilarci zucchine o cavolo verza: uno su mille ce la fa.

Si trova gente strana, come uno vestito di tutto punto, mascherina ipertecnologica, occhiali ma soprattutto casco in testa! Il carrello è strapieno, mi sa tanto che sia venuto in auto...

Ho visto scarseggiare la farina, quella più economica, mentre era rifornitissimo lo scaffale dei Nutella Biscuits: due mesi fa uno scempio simile sarebbe stato impensabile.

Controllo gli scaffali per vedere se esistano ancora le penne lisce, che stanno alla pasta come la Fiat Duna alle automobili: ci sono di una sola marca. Mentre sono lì una signora, frettolosa e preoccupata di non avvicinarmi troppo, ne prende un pacco, lasciandomi basito in preda a mille interrogativi e dubbi. È stato un attimo: dopo aver scrutato meglio la confezione e accortasi di cosa aveva preso, l’ha riposto come se avesse toccato il coronavirus in persona.

Commessi stressatissimi, e c’è da capirli, credo che sia la categoria, ampiamente dopo infermieri e medici, messa a più dura prova. Ti indirizzano alla cassa, provi a sorridergli ma con scarso successo, la mascherina gli serve anche per nascondere il desiderio di trovarsi altrove.

Paghi, torni alla macchina, carichi la spesa e via, scansando quelli in attesa di entrare, che quando passi si fanno da parte come se la tua auto potesse starnutire.

E tu, con il latte, lievito e farina, passata di pomodoro e penne rigate, ma soprattutto una riserva di carta igienica nemmeno ci fosse il colera, torni a casa da eroe.

Franco Bonciani

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