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martedì 27 settembre 2022

DISINCANTATO — il Blog di Adolfo Santoro

Adolfo Santoro

Vivo all’Elba ed ho lavorato per più di 40 anni come psichiatra; dal 1991 al 2017 sono stato primario e dirigente di secondo livello. Dal 2017 sono in pensione e ho continuato a ricevere persone in crisi alla ricerca della propria autenticità. Ho tenuto numerosi gruppi ed ho preso in carico individualmente e con la famiglia persone anche con problematiche psicosomatiche (cancro, malattie autoimmuni, allergie, cefalee, ipertensione arteriosa, fibromialgia) o con problematiche nevrotiche o psicotiche. Da anni ascolto le persone in crisi gratuitamente perché ritengo che c’è un limite all’avidità.

​Chiarezza e disincanto

di Adolfo Santoro - sabato 09 aprile 2022 ore 08:00

Ho intenzione, in questo blog, di essere il più chiaro possibile, ma il rischio di usare concetti o termini, che possono sembrare specialistici, è comunque presente. La possibilità che quanto scrivo ingeneri confusione piuttosto che comprensione può essere solo prevenuta attraverso il dialogo con te che mi leggi, una comunicazione tra di noi “attraverso il ragionamento”. Ti sollecito pertanto, caro Lettore, a inviarmi dei feed-back, delle comunicazioni circa al tuo essere d’accordo su quello che scrivo o circa la mia mancanza di chiarezza o circa la tua avversione sulle basi del ragionamento. Puoi pertanto contattarmi al mio indirizzo mail (adolfosantoro.elba@gmail.com) o al mio telefono con una telefonata o un sms su WhatsApp (3928695558).

Il titolo di questo blog “Disincantato” è ispirato ad uno degli episodi contenuti tra i discorsi di Buddha dell’ Anguttara Nikaya.

Il bramino Dona vide il Buddha seduto sotto un albero e fu tanto colpito dall’aura consapevole e serena che emanava, nonché dallo splendore del suo aspetto, che gli chiese:

– Sei per caso un dio?

– No, brâhmana, non sono un dio.

– Allora sei un angelo?

– No davvero, brâhmana.

– Allora sei uno spirito?

– No, non sono uno spirito.

– E allora, che cosa sei?

Io sono sveglio.

Buddha alludeva al fatto che nell’evoluzione naturale dell’uomo questi è prima addormentato, poi deve accorgersi di essere addormentato ed infine può risvegliarsi. L’uomo è, cioè, incantato, ipnotizzato dall’illusione condivisa, che conduce al ciclo ripetitivo della rinascita, cioè alla riproduzione biologica e alla riproduzione del molteplice.

Anche Gesù, a modo suo, diceva le stesse cose; diceva, ad esempio “Il mondo non è vero, ma è reale.”. Come a dire che il mondo esteriore, se è diviso dal mondo interiore, è falso. Chi è coinvolto nel mondo esteriore vive ad una dimensione, percepisce solo la materia, mentre la Verità “comprende” il mondo della materia per come è veramente. Nel mondo della Verità la Realtà è percepita direttamente, tanto che la Realtà coincide con la Verità. L’ascensione al mondo della Verità ci permette di vivere all’interno degli opposti, all’interno della nostra natura fondamentalmente doppia: possiamo così tornare al mondo della Realtà percependola con gli occhi della Verità. “Non di solo pane vive l’uomo”, aggiungeva Gesù: la spiritualità nutre l’uomo come, ad un altro livello, il pane nutre l’uomo.

Ed inoltre, per il Gesù di Tommaso, “Beato l’uomo che non è nato da ventre materno.”. L’uomo dunque nasce due volte: una prima volta dal ventre materno, che deve assicurare il minimo essenziale per vivere e la possibilità di riprodursi; una seconda volta dallo spirito, dal Padre Nostro, da quella istanza superiore per cui noi diventiamo i genitori di noi stessi, in modo da assicurare il nutrimento spirituale a sé e all’altro.

La storia di Buddha esemplifica bene la nostra doppia esistenza. Prima di diventare “il risvegliato” Buddha era figlio di un re sempre sull’orlo della guerra con i regni vicini e di una madre visionaria, devota a credenze religiose costruite su miti, magie e oroscopi. Nel momento in cui si rese conto della fatuità delle credenze ereditate dai propri genitori abbandonò la sua infanzia, la sua vita precedente, ed accettò la crisi risolvendola solo quando smise di mortificare il corpo ed intuì la “via di mezzo”. Comprese che ogni essere deve avere il minimo essenziale per esistere: se l’uomo si libera dalla paura di non avere abbastanza, è possibile che l’uomo divenga il genitore di se stesso, colui che disciplina le proprie emozioni e gli impulsi conseguenti e che apprezza e ama se stesso, in modo da accedere alla fratellanza universale. Il mondo delle guerre e delle credenze fatue viene così ad essere limitato dalla funzione ordinativa che, ponendo il confine del rispetto per la Vita, della dignità e della responsabilità di portare alla morte il dio delle Nazioni, lascia spazio al dio della compassione e dell’amore.

Attraverso il disincantamento, che è quell’intervallo tra una vita precedente e la nuova vita, la doppiezza dell’uomo che si agita tra l’attaccamento all’Avere e la dimenticanza dell’Essere, tra lo sfruttamento della Natura e il “dio dalla nostra parte”, può diventare pulsatilità tra l’Assoluto e il Relativo: la creazione, propria del principio femminile, può allora svolgersi all’interno del principio maschile del “no alla guerra”, del “no al tradimento del corpo e della natura”.

Costruire una cultura di pace inizia allora da ciascuno di noi, dalla “rivoluzione interiore” predicata da Gandhi: se vuoi cambiare il mondo, inizia a cambiare te stesso! Inizia a dire di no alla guerra dentro di te! Solo allora potrai irradiare il rifiuto della guerra alle tue relazioni, ai tuoi vicini, al posto in cui vivi, alla tua regione, alla tua nazione, al mondo globalizzato.

Adolfo Santoro

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