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giovedì 13 giugno 2024

DISINCANTATO — il Blog di Adolfo Santoro

Adolfo Santoro

Vivo all’Elba ed ho lavorato per più di 40 anni come psichiatra; dal 1991 al 2017 sono stato primario e dirigente di secondo livello. Dal 2017 sono in pensione e ho continuato a ricevere persone in crisi alla ricerca della propria autenticità. Ho tenuto numerosi gruppi ed ho preso in carico individualmente e con la famiglia persone anche con problematiche psicosomatiche (cancro, malattie autoimmuni, allergie, cefalee, ipertensione arteriosa, fibromialgia) o con problematiche nevrotiche o psicotiche. Da anni ascolto le persone in crisi gratuitamente perché ritengo che c’è un limite all’avidità.

​Freud e la guerra che uccide i figli

di Adolfo Santoro - sabato 11 febbraio 2023 ore 09:00

Il 28 giugno del 1914 alcuni irredentisti bosniaci uccisero a Serajevo l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell’impero asburgico d’Austria e Ungheria, e la moglie Sophia. Ad un mese dall’attentato scoppiò la prima guerra mondiale, che fu più sanguinosa di ogni guerra precedente.

Ernst Jones, in “Vita e opere di Freud” racconta che la reazione immediata di Freud alla notizia dello scoppio della prima guerra mondiale fu improntata a grande entusiasmo patriottico. In una lettera a Karl Abraham del 28 luglio 1914 Freud scrisse che per la prima volta dopo trent'anni si sentiva austriaco. In una lettera a Sàndor Ferenczi del 23 agosto 1914 dichiarò: “Tutta la mia libido si riversa sugli austro-ungarici.”.

Molti, e tra questi Cesare Musatti, non sono riusciti a spiegarsi come mai Freud “abbia potuto lasciarsi travolgere, anche se per breve periodo, dalla situazione emotiva suscitata dalla guerra” : “La guerra nel 1914 colse di sorpresa Freud, come tutti. Perché fino all'ultimo sembrava impossibile, e anche perché la falsa immagine che allora si aveva di una eventuale guerra era derivata dai ricordi di cinquant’anni prima: brevi, pur se cruenti scontri di eserciti contrapposti, che non coinvolgevano le popolazioni civili, e che comunque si concludevano entro pochi mesi con la stipulazione di una pace. Questa avrebbe mutato alquanto l’assetto dei confini territoriali, lasciando tuttavia inalterato il modo di vivere degli uomini, e in definitiva anche il rapporto fra i popoli.”.

Tutto questo ci ricorda che Freud era allora un uomo dell’800, fiducioso nel nazionalismo, all’interno del quale trovano posto anche le minoranze emarginate, purché servano la patria. Ed ancora era fiducioso nella scienza positivista che ci darebbe un futuro più radioso. E credeva infine che sia la scienza a poter dare alla propria nazione le armi più sofisticate, e che sia la sagacia dei generali che possa capovolgere le sorti delle battaglie.

Purtroppo ancora oggi la quasi totalità degli uomini vive nel tripudio nazionalistico, nell’appartenere ad una massa che volgarmente è chiamata “patria”, nel lasciarsi ipnotizzare dai processi della scienza. E allora si eccita in un tripudio omosessuale, perché “la guerra è bella, anche se fa male, e torneremo ancora a cantare, e a farci fare l’amore, l’amore, dalle infermiere”.

Freud forse conosceva la frase di Erodoto - “In pace i figli seppelliscono i padri, mentre in guerra sono i padri a seppellire i figli” -, ma la sua fiducia nella guerra-lampo e nella potenza delle armi e della sagacia austro-ungarica non gli permetteva di guardare lontano.

Freud non si rendeva allora conto che l’eccitamento bellicoso sovverte il rapporto tra Super-Io ed Es, per cui ciò che è vietato dalla Civiltà – l’uccisione di un consimile – diventa la regola della barbarie senza freni.

Non si rendeva conto che già in quel tempo a morire ci andavano i figli e che la guerra è l’occasione per svelare il conflitto tra le generazioni: Abramo che sacrifica Isacco per mettere alla prova Dio, mentre crede che Dio stia mettendo alla prova lui.

Non poteva conoscere la poesia di uno di Spoon River, Knowlt Hoheimer, che così si narrava:

“Io fui il primo frutto della battaglia di Missionary Ridge.

Quando sentii la pallottola entrarmi nel cuore

mi augurai di esser rimasto a casa e finito in prigione

per quel furto dei porci di Curl Trenary,

invece di fuggire e arruolarmi.

Mille volte meglio il penitenziario

che avere addosso questa statua di marmo alata,

e il piedistallo di granito

con le parole «Pro Patria».

Tanto, che vogliono dire?”.

Non poteva sapere che l’Unicef stima che 250.000 bambini siano coinvolti in conflitti in tutto il mondo. Sono usati come combattenti, messaggeri, spie, facchini, cuochi, e le ragazze, in particolare, sono costrette a prestare servizi sessuali, privandole dei loro diritti e dell'infanzia. Oltre un miliardo di bambini vivono in 42 paesi colpiti, tra il 2002 e oggi, da violenti conflitti. Ma l'impatto dei conflitti armati sui bambini è difficile da stimare a causa della mancanza di informazioni affidabili e aggiornate. Si stima siano 14,2 milioni i rifugiati in tutto il mondo, di cui il 41 % di età inferiore a 18 anni. E sono 24,5 milioni gli sfollati a causa dei conflitti, di cui il 36 % sono minorenni. Non ci sono dati attendibili sul numero dei bambini associati a forze armate, ma oltre 100.000 bambini sono stati smobilitati e reintegrati dal 1998.

Freud, nel suo narcisismo, sadico ed omosessuale, era diventato quello che poi avrebbe aborrito: il dio Crono, il tempo, che divora i propri figli sottraendo loro il tempo di vivere. La guerra diventa, così, lo scoppio collettivo dell’invidia sadica, che, nel nome del ristabilire l’antico potere della tradizione, ricerca un nemico fuori di sé e, nel frattempo, si allena nel tifo sportivo o nel conflitto politico o razziale.

Freud non poteva sapere delle emozioni violente delle psicosi, in cui tutto diventa ambivalente e confuso, perché il limite tra le generazioni è confuso da segreti di famiglia che si trasmettono di generazione in generazione.

Ma, se è vero che il segreto della ripetitività delle guerre è nell’odio delle generazioni precedenti verso le generazioni successive, allora il rimedio potrebbe essere quello predicato da alcuni psicoanalisti: “che i Popoli si accordino su questi princìpi.

1) Il potere di dichiarare guerra compete esclusivamente a chi ha superato il 50° anno d’età.

2) Sono arruolabili nelle Forze Armate solo le persone comprese fra i 50 e gli 80 anni, senza distinzioni di sesso.

3) Il Capo dello Stato, il Primo Ministro e il Ministro della Difesa sono tenuti a partecipare materialmente in prima linea alle operazioni belliche.”.

Adolfo Santoro

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