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lunedì 17 giugno 2024

PSICO-COSE — il Blog di Federica Giusti

Federica Giusti

Laureata in Psicologia nel 2009, si specializza in Psicoterapia Sistemico-Relazionale nel 2016 presso il CSAPR di Prato e dal 2011 lavora come libera professionista. Curiosa e interessata a ciò che le accade intorno, ha da sempre la passione della narrazione da una parte, e della lettura dall’altra. Si definisce amante del mare, delle passeggiate, degli animali… e, ovviamente, della psicologia!

​Tutta una questione di rispetto

di Federica Giusti - venerdì 03 maggio 2024 ore 07:30

Viviamo in un’epoca strana. Siamo, almeno nella nostra parte di mondo, estremamente più liberi rispetto alle generazioni che ci hanno preceduto ed abbiamo accesso alle informazioni in maniera esponenzialmente maggiore rispetto a soli 10 anni fa. Eppure talvolta sembra che questa libertà sia solo apparente. Siamo liberi di parlare e di esprimere le nostre opinioni, ma può capitare che non siano accolte e che siano ignorate, o ancora peggio, offese. E le offese non sono mai alle idee ma alle persone.

Questo avviene a livello macro sociale, basti pensare ai recenti fatti di cronaca che vedono discorsi per il XXV Aprile cancellati, personaggi messi alla gogna sui social, insulti senza senso a politici o rappresentanti delle istituzioni, anche tra i rappresentanti stessi, come se tutto fosse paragonabile al tifo da stadio di più basso livello.

Ma quello che più spaventa, almeno me in qualità di professionista e di persona, è il dilagare di questi stessi comportamenti nel micro sistema, all’interno delle nostre relazioni personali. Non sempre si tratta di veri e propri accanimenti, sembra più una sottile mancanza di rispetto perpetrata nel tempo. Per esempio si può essere allontanati da un gruppo solo perché si è fatto o detto qualcosa che non piace, senza che nessuno esplicitamente lo dica. Semplicemente non si viene più coinvolti nelle uscite, non si viene chiamati per le occasioni, un lento abbandonare l’altro senza dare spiegazioni, senza fornire, quindi, la possibilità di un confronto. Lo stesso può avvenire in famiglia. Non ascoltare ciò che un componente dice, o, ancora peggio, prendere quelle stesse parole ed utilizzarle per denigrare ed aggredire.

Sembra che ci sia una dilagante mancanza di rispetto dell’altro in quanto altro, dell’altro come altro-da-sè, come lo chiamano gli psicanalisti. Una preoccupante, a mio avviso, non accettazione di ciò che è diverso, fino a diventare violenti nei confronti di chi porta avanti altre idee ed altre posizioni.

Sta venendo sempre meno la capacità di parlare, magari di scontrarsi, ma in maniera costruttiva, animati dall’interesse di voler comprendere il punto di vista dell’altro. Oggi si arriva al confronto spesso solo con l’intenzione unica di confermare la nostra idea, poco inclini a voler comprendere l’latra.

Questo lo vedo sempre di più nella realtà che mi circonda, quindi anche nelle storie che mi vengono riferite in studio.

Potremmo provare, a mio avviso, a fermarci tutti un attimo a riflettere e a cercare di avere più rispetto nei confronti dell’altro e di noi stessi. Riprendiamo l’etimologia della parola rispetto, che deriva dal latino respicere, traducibile come guardare di nuovo, quindi guardare con cura e attenzione.

Proviamo a farlo con gli altri.

Proviamo a farlo con noi stessi.

Federica Giusti

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